Ragazze nigeriane “recluse” in una cascina di Viancino

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Articolo pubblicato il 18/12/2016 alle ore 16:10.
Ragazze nigeriane “recluse” in una cascina di Viancino 3
Ragazze nigeriane “recluse” in una cascina di Viancino 3

Riproponiamo un sunto del servizio uscito sul numero di Notizia Oggi di lunedì 12 dicembre sul caso delle profughe di Viancino. La nuova puntata della vicenda sarà sul numero in edicola lunedì 19 dicembre. Ci sono sviluppi clamorosi sulla cosa... per i quali vi rimandiamo, appunto, alla prossima edizione cartacea.

 

Viancino, frazione di Crova 27 abitanti e 14 profughe nigeriane. Sono profughi o richiedenti asili che dir si voglia. Hanno un età compresa dai 18 ai 24 anni e sono risiedono in una struttura (fatiscente, almeno dall'aspetto esteriore) lungo la via principale del paese. Le definiamo “recluse” perché da quasi un mese, da quando sono lì, nessuno le ha mai viste uscire. Probabilmente perché non saprebbero dove andare...

La scelta di ospitarle lì è partita dalla Prefettura di Vercelli e che è stata condivisa dal sindaco di Crova, Pier Carla Camoriano. Un provvedimento che gli abitanti della frazione non hanno accettato di buon grado, lamentando diverse problematiche che oggi esplodono in una (rispettosa) protesta. E' così nato un Comitato spontaneo dei residenti che riunisce tutta la popolazione. Non vogliono cacciarle dalla frazione, ma certamente non hanno capito la razionalità di tale decisione. «Nessuno vuole cacciare queste donne - dicono i rappresentanti - Ma vorremmo capire meglio la situazione. La collocazione non ci pare in grado di soddisfare quelle che dovrebbero essere le condizioni di una permanenza che dovrebbe favorire l’integrazione». Continuano gli abitanti: «Qui non esiste nulla. In questo tipo di realtà ci chiediamo che cosa potranno mai fare i profughi e quali possono essere le condizioni per una effettiva integrazione. Come trascorreranno le giornate in una realtà come la nostra, priva di possibilità di relazioni sociali?». Domande legittime alle quali nessuno per ora ha dato risposta. Chi di dovere ha fatto arrivare le richiedenti asilo (di notte) e non ha mai spiegato perché è stata scelta proprio Viancino per un progetto socialmente così rilevante. E su questo il Comitato continua a porsi domande: «Non riusciamo a capire quali sono stati i criteri per i quali questo centro di accoglienza sia stato ubicato in una frazione isolata come la nostra e non invece a Crova, comune molto più grande e dotato dei servizi necessari. Occorrerebbe tener conto delle esigenze del territorio e del criterio di proporzionalità fra popolazione residente e numero di richiedenti asilo». Anche lo stabile che ospita le 14 donne, di cui due potrebbero anche essere in stato di gravidanza, è al centro della contesa: «Non ci pare adatto, c'è un tetto in Eternit e una parte del fabbricato è stata messa in sicurezza in quanto a rischio crollo». Un vecchio cascinale che pare, ma la notizia è ufficiosa, sia stato acquistato all'asta da una nota azienda vercellese. Pare sia stata spesa una cifra vicina al milione e mezzo di euro e che il progetto possa continuare con l'acquisto anche dei fabbricati confinanti. Il che significherebbe aumentare il numero di profughi ospitati a Viancino, fatto che preoccupa non poco i componenti del Comitato: «Vorremmo davvero sapere una volta per tutte quale sarà il futuro della nostra frazione. Pensare all'arrivo di altri profughi ci pare quasi una follia alla luce dell'attuale situazione. Sarebbe corretto che il Comune di Crova condivida con noi le sue decisioni...». Anche sulla cooperativa che gestisce il centro di accoglienza non vi sono certezze. Dovrebbe trattarsi del raggruppamento temporanea di impresa, almeno così si legge nella carte dell'aggiudicazione operata dalla Prefettura di Vercelli a maggio di quest'anno, tra la società cooperativa onlus “I Colori del Sorriso” di Arborio e la società cooperativa sociale “Minerva” di Novara. Una realtà a cui sono stati affidati 73 posti sul territorio provinciale al prezzo di 33,50 euro cadauno. Il che significa, come avevamo già riportato in un nostro reportage, quasi 2 milioni di euro di fatturato nel biennio 2016/2017. Tralasciando gli aspetti economici della questione, resta inalterato il senso di smarrimento dei residenti di Viancino: «Abbiamo anche scritto al Prefetto Maria Rosa Trio che è venuta anche a farci visita lo scorso agosto ma la situazione non è cambiata. Anzi, con l'arrivo dei profughi abbiamo il timore di essere entrati in un vortice dal quale ci pare difficile uscire. Lo ripetiamo all'infinito. Non siamo qui per fare barricate e nemmeno per respingere queste donne. Vogliamo esclusivamente sottolineare che certe decisioni dovrebbero essere condivise, per il bene di tutti quanti».

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