NOI ASPETTIAMO FUORI: Lo scrittore vercellese

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Articolo pubblicato il 15/08/2017 alle ore 22:36.
NOI ASPETTIAMO FUORI: Lo scrittore vercellese 3
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NOI ASPETTIAMO FUORI: Lo scrittore vercellese 5
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Dopo aver intervistato (in ordine di apparizione) transenne, rotonde, deiezioni canine e gocce d’acqua sopravvissute nelle vasche in secca delle piscine vercellesi, in questa puntata è la volta di un personaggio. Un personaggio in carne e ossa? Nossignori. Un’entità. Anzi: Sua Entità.
Sua Entità Lo Scrittore Vercellese.

Buongiorno.
«Buongiorno».

Lei è?
«Non mi conoscete?»

Forse ci siamo visti in giro, chissà dove.
«Vi do un aiutino?»

Se insiste.
«Sono Lo Scrittore Vercellese».

Ah.
«Immagino mi abbiate visto sui giornali locali».

Complimenti.
«Grazie. Se volete, potete cliccare “mi piace” alla mia pagina Facebook. Siamo per caso già amici, su Facebook?»

Non abbiamo ancora avuto un tale onore. Ci cerca lei o la cerchiamo noi?
«Cercatemi voi. Siete giornalisti, è giusto che v’informiate. Mica si può sempre trovare la pappa pronta».

Già. Poi, in una metropoli come Vercelli è difficile non avere amicizie in comune, sarà questione di un attimo trovarla.
«Infatti. Così potrete venire alle mie presentazioni vercellesi e commentarle».

Su Facebook?
«Ma certo che no, sul giornale per il quale scrivete».

Ah, beh, senza dubbio. Siamo tutti lì apposta, in redazione.
«Perché colgo un tono sarcastico nella risposta?»

Perché se davvero lei è uno scrittore saprà che tutti gli scrittori sono un po’ paranoici, oltre che, in alcuni casi, anche vercellesi.
«Continuo a cogliere una prepotente vena sarcastica».

Non è sarcasmo. È satira.
«Scrivete di satira?»

Dipende. Se gli intervistati rispondono in modo satirico alle domande, sì.
«Ah, no! Io sono serissimo».

Appunto.
«…»

Tornando a noi, qual è il titolo del suo libro?
«“Il risveglio della risaia”. È il primo volume di una trilogia, e non lo dico per vantarmi».

Titolo davvero originale. Come le è venuto in mente?
«Ammiravo le nostre belle risaie mentre passavo in tangenziale e mi è venuta l’illuminazione. Mi son detto: “E se scrivessi un libro?” Detto, fatto».

D’altra parte oggi scrivono cani e porci, perché non dovrebbe scrivere lei?
«Esatto! È proprio quello che ho pensato!»

Adesso però siamo curiosi. Di cosa parla il suo libro?
«Non voglio svelare troppo. In pratica parla di un uomo che si sporge troppo dal suo trattore, cade nella risaia e muore. È giallo».

Il romanzo è un giallo?
«No, è il trattore a essere giallo».

Dunque la trama è di genere drammatico?
«Ci sono momenti molto intensi, ma lo definirei un romanzo di formazione».

Quando sostiene di essere uno scrittore vercellese, cosa intende esattamente? C’entra coi trattori e col paesaggio, oppure uno scrittore vercellese è differente dagli altri scrittori?
«Orgoglio di appartenenza. Scriviamo tra le nostre risaie e vogliamo che i nostri libri restino qui. Non ci interessa espatriare nelle altre città o svenderci a quei grandi editori corrotti che pubblicano sempre gli stessi».

Insomma siete degli eletti.
«Adesso non esageriamo. Siamo troppo in gamba per essere compresi all’estero. E con “estero” intendo da Novara in poi».

Non è che per caso da Novara in poi i suoi libri non arrivano nelle librerie e quindi il rischio di fare una presentazione con zero partecipanti metterebbe in crisi la sua consapevolezza? Non tanto la consapevolezza di essere vercellese, ma di essere scrittore.
«…»

Non ha niente da dire in merito. D’accordo. Cambiamo approccio: conosce scrittori novaresi?
«No».

Scrittori alessandrini?
«Nemmeno».

Scrittori di Broni, in provincia di Pavia?
«Ma figuriamoci! Chi vuole che scriva in un postaccio del genere?»

Lei non conosce scrittori di Broni, ma conosce Broni?
«Neanche per sogno. Dal nome promette male».

Chiaro. E, a proposito di nomi, per caso legge “Dylan Dog”?
«Certo che leggo “Dylan Dog”! Anche se il Dylan di Sclavi mi manca tanto…»

È bravo, Sclavi, vero?
«Bravissimo. Il migliore».

Tiziano Sclavi, il papà di “Dylan Dog”, è di Broni, Pavia.
«…»

La domanda era: signor Scrittore Vercellese, conosce autori di Broni, in provincia di Pavia?
«Beh…»

Lasci stare. Sa qual è il problema, signor Scrittore Vercellese? Il problema è che lei è ignorante. Lo è a prescindere. Il fatto che sia vercellese è una contingenza di ordine municipale, non conta di dove si è. Conta l’auto-dichiararsi scrittore, cosa che, nel suo caso, è una tristissima incoerenza. Lei, se proprio insiste, può senz’altro dire di se stesso che è un ignorante vercellese. Se abitasse ad Abbiategrasso sarebbe un ignorante abbiatense, ma scrittore no, non lo è, né a Vercelli né ad Abbiategrasso, se lo scordi.
«Ma… ma come vi permettete?! Io sono uno scrittore eccome, ho pubblicato un libro!»

Lo leggono a Novara?
«No».

Qui a Vercelli, almeno, vende?
«I miei amici l’hanno comprato».

E i suoi parenti?
«Anche».

A titolo di puro volontariato potremmo aggiungerci alla sua sconsolatissima nicchia di lettori. Si trova in libreria, il suo libro, no?
«Ehm… ecco… ecco, veramente… no. In libreria il mio libro non c’è».

Ma che splendida notizia! Ha esaurito la tiratura?
«No, non c’è proprio. Lo vendo io».

Scusi?!...
«Lo vendo io. A mano».

E… e il suo editore vercellese…
«Ma quale editore vercellese? L’ho stampato in una tipografia a spese mie!»

In una tipografia… vercellese?
«No, in una tipografia di Catanzaro».

Ma se Novara è già l’estero, Catanzaro cos’è? Un altro pianeta?!...
«…»

Signor Scrittore Vercellese, grazie e arrivederci.
«E il libro non lo volete più?...»

Gianluca Mercadante

 

 

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