Nella bottega di Roberto Gianinetti

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Articolo pubblicato il 04/04/2016 alle ore 12:20.
Nella bottega di Roberto Gianinetti 2
L'omaggio dell'artista a Lanino esposto al Borgogna
Le annunciazioni di Gianinetti

C’è una ritualità ben precisa nel modo in cui le incisioni vengono alla luce nella bottega di Roberto Gianinetti, prima viene l’ideazione che è frutto di un assorbimento graduale e di un tratto riservato, quasi ascetico dell’artista. Poi arriva la visualizzazione interiore e quindi c’è la fatica e la gioia del fare. Roberto prende un supporto per la matrice che può essere una lastra di metallo, ma più facilmente linoleum o legno e inizia la materializzazione delle sue visualizzazioni, con la pazienza e l’umiltà dell’artigiano, con la concentrazione indispensabile per non sbagliare… intanto l’immagine che si incide deve essere “alla rovescia”, per risultare poi corretta dopo la stampa. Gianinetti è padrone di tutte le tecniche incisorie, le insegna e non solo in  Italia, però trova sempre la maniera di asservirle al suo scopo, anche modificandole o inventandone di nuove.

Visitare il doppio allestimento in preparazione al Museo Borgogna (Soft Machine) e alla chiesa di San Vittore (Annunciazioni), cominciando dalla giornata inaugurale di domenica 10 aprile, significa entrare nella “bottega” di Roberto, vedere le matrici, scoprire le sue meditazioni grafiche riguardo l’angelo, Maria, i testimoni scoprire l’alfabeto che ha inventato (e questo i  San Vittore). Al Museo Borgogna a dominare sono invece i “bianchi”. Incisioni in cui non viene posato del colore sulla carta, ma viene impresso un rilievo. In parte si ritorna al tema dell’Annunciazione, in parte sono altri soggetti a lui cari, come il mondo musicale, visto che il titolo della parte museale è il nome di una celebre band. La rilievografia non è una tecnica inventata da Gianinetti, ma l’artista vercellese è stato finora l’unico al mondo ad osare il grande formato (1 metro x 80 centimetri). «E’ molto complicato manovrare fogli di quelle dimensioni, si pensi che il foglio da 300 grammi deve rimanere diverse ore immerso in una vasca d’acqua, per impregnarsi, viene a pesare tantissimo e tu devi delicatamente posarlo nel torchio, una minimo errore provoca la rottura della carta. Poi bisogna portare il torchio alla giusta pressione, se è poca l’effetto è minimo, se è troppa hai rovinato tutto… infatti per lungo tempo ho prima cercato i limiti della tecnica, prima di passare ai lavori veri e propri». Il risultato è un foglio bianco con parti in rilievo, per vedere le forme bisogna che la superficie sia illuminata da una luce radente, se l’opera rimane nella luce ambiente a prima vista sembra un foglio bianco, quando si accende il faretto ecco emergere i tratti. Una magia. L’effetto “secondario” di questa tecnica è che l’opera d’arte è fruibile anche attraverso il tatto e anche un non vedente può percepirla. «In realtà a questo io non avevo pensato - spiega Gianinetti - ma sono felice che le mie opere abbiano anche questa caratteristica».

Queste sono le impressioni ricavate da un colloquio con l’artista e dalla visita in museo e a San Vittore nelle prime fasi di allestimento.

E’ stato detto che questa è l’occasione per una consacrazione locale di un artista che a livello internazionale lo è già, invitato in ogni parte del mondo. Il merito di questa operazione ha dei genitori ben definiti. Il Museo Borgogna con il presidente Francesco Ferraris, la conservatrice Cinzia Lacchia e tutto lo staff, l’ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi ed in primis dell’architetto Daniele De Luca, e il Lions Club di Vercelli presieduto da Piero Volpiano, in collaborazione con il Lions di Santhià.

Una sinergia tra enti e associazioni che fanno ormai quel che il pubblico (Comune e Provincia) non fa più, cioè valorizzare l’arte cittadina. Un progetto in cui le menti creative impegnate sono davvero tante. Pensiamo a Luisa Facelli che ha curato con la sua solita verve e competenza i testi critici in catalogo, a Paola Bertolazzi della galleria “Viadeimercai” che ha dato a Gianinetti lo spunto per i suoi “bianchi” e ancora al mondo musicale, sì perché Gianinetti ama la musica quanto l’arte. Domenica 10 alle ore 18 nella chiesa di San Vittore, infatti, è previsto un suggestivo concerto con Massimiliano Genot che accompagnerà al pianoforte Serena Rubini che eseguirà arie di Bach, Mozart, una quasi inedita “Ave Maria” di Leone Sinigaglia e soprattutto una composizione di musica contemporanea del vercellese Paolo Boggio che ha dedicato all’amico Roberto un apposito brano: «La passione dell’angelo». 

Il progetto non è solo valorizzazione di eccellenze creative, c’è anche uno scopo concreto, contribuire a raccogliere i 15.000 euro del “service” del Lions per l’Unione Ciechi, l’addestramento di un cane che verrà poi assegnato a un non vedente. Addestramento che cura lo stesso Lions in un suo centro. Per questo il ricavato della vendita del catalogo andrà per questo scopo, come pure i proventi della vendita di 100 lavori di Gianinetti in formato cartolina. Da sottolineare che, proprio per aumentare al massimo l’efficacia della raccolta, l’Arcidiocesi paga di tasca sua metà dei costi di stampa del catalogo.

La doppia esposizione durerà poi fino all’8 maggio.

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