La speranza in un mondo migliore in una mostra a Studio 10

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Articolo pubblicato il 04/05/2016 alle ore 18:06.
La speranza in un mondo migliore in una mostra a Studio 10 3
La speranza in un mondo migliore in una mostra a Studio 10 3

«Arsura», un titolo che fa venire in mente la sete e la sete di Laura Stancanelli è quella di gettare ponti verso le persone, attraverso un’arte che nobilita le cose povere: rami abbandonati, carta, materiale di ricupero e persino pane, un’arte che diventa anche sociale.
Il direttore artistico del Centro Culturale «Studio Dieci», dove è allestita la personale, Diego Pasqualin, nella sua introduzione in occasione della vernice ha citato, e non a caso, Madre Teresa di Calcutta. Perché Laura ne mutua la semplicità di visione e l’amore per ciò che ai più appare uno scarto o un impedimento.
Abbiamo visitato l’allestimento con l’artista. Sono sculture e installazioni, con anche immagini fotografiche di alcune altre opere, specie quelle minute in mollica di pane. Le stanze al piano superiore hanno tutte anche un sottofondo sonoro integrato con le opere stesse. Un percorso che si chiude idealmente su un mucchio di cenere, da cui spunta un timido germoglio. La cenere è la negazione della vita, il prodotto finale della combustione di sentimenti ed esperienze, il germoglio è la speranza, se volete il sacro che timidamente cerca un nuovo inizio.
Particolarmente significativa l’installazione dell’ultima stanza, le cui pareti sono ricoperte di bigliettini, piccoli disegni, anche in altre lingue e in arabo: «Sono i messaggi che ho chiesto di scrivermi a rifugiati politici, tossicodipendenti e altre persone a cui avevo dedicato un laboratorio» spiega Laura.
Dunque anche in questo caso le “anime scartate”, scacciate dalle loro case o perse nel tritacarne della nostra civiltà, vengono prese per mano e “resuscitate” a un ruolo sociale, a rappresentare un valore in quanto persone con storie, affetti e sogni.
La mostra merita una visita solo per questo, ci fa ascoltare le voci della natura e del cuore.
Laura, siciliana di origine ma naturalizzata calabrese, emozionatissima, ha ringraziato Diego, Carla Crosio e Salvatore Giò Gagliano per come l’anno accolta. «Questo è uno spazio veramente non convenzionale e sono felice di aver esposto qui» ha detto.
La mostra sarà aperta fino al 15 maggio dal venerdì alla domenica, dalle 17 alle 19. Ingresso libero e ne uscirete con qualcosa in più nell’anima rispetto a prima.

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