INPS beffata dagli extra-comunitari

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Articolo pubblicato il 15/09/2016 alle ore 12:33.
INPS beffata dagli extra-comunitari 3
I finanzieri di Biella autori della brillante operazione

Questa vicenda riguarda Biella, la pubblichiamo come sprone alle autorità vercellesi a promuovere analoghi accertamenti. Perché se a Biella il 71% degli extra comunitari over 65 controllati. che ricevono assegni di "povertà" non ne hanno diritto... non che a Vercelli potrà essere molto diverso. Ecco come raccontano la storia le fiamme gialle del Comando Provinciale della Finanza di Biella, cui va il merito dell'operazione.

Nel primo semestre del 2016, il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Biella, nell’ambito di attività istituzionale finalizzata alla tutela della Spesa Pubblica Nazionale in materia di spesa assistenziale, su specifico input del Comando Provinciale che ha ideato un metodo innovativo di selezione dei casi sospetti, ha intensificato i controlli nei confronti di coloro i quali percepiscono provvidenze da parte dell’INPS. In particolare, l’attenzione è stata rivolta verso i percettori del cosiddetto “assegno sociale”: si tratta di una sorta di pensione (per l’importo di almeno 448 euro al mese per tredici mensilità) che viene erogata a quei cittadini, comunitari e non, che abbiano compiuto 65 anni e che versino in stato di povertà, con la condizione che soggiornino nel territorio italiano per almeno 11 mesi. Per questi soggetti vi è l’obbligo di segnalare all’INPS le assenze dal territorio italiano per periodi superiori ai 30 giorni annui, al fine di consentire all’Ente erogatore il ricalcolo dell’assegno sociale. Complessivamente sono state sottoposte a controllo 31 persone, tutte di nazionalità straniera, in massima parte di origine marocchina, e lo scenario che si è delineato non è del tutto confortante: gli aiuti si sono rivelati meri bonus finanziari a favore di furbetti che, non attenendosi ad alcuna delle regole prescritte, si trovano a godere, indebitamente, di risorse pubbliche.

Sui 31 cittadini extra-comunitari esaminati, ben 22 sono risultati irregolari. Di quest’ultimi 11 sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica di Biella per l’ipotesi di reato di cui all’art. 316/ter, comma 1, del c.p. (Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato), poiché hanno indebitamente percepito importi superiori a €. 3.996,96. I rimanenti 11 sono stati segnalati alla locale Prefettura per l’applicazione delle sanzioni amministrative (che ammontano a tre volte l’importo indebitamente percepito) non avendo superato la citata soglia di punibilità come reato.

Le sanzioni minime finora contestate ammontano complessivamente ad euro 41.396,19. La somma dell’indebita percezione degli assegni sociali ammonta ad €. 109.332,59. Ovviamente non sono mancati i casi eclatanti. Un cittadino marocchina che è riuscito a percepire indebitamente quasi 18.000 euro, ed un altro di nazionalità vietnamita, che ne ha ricevuti più di 16.000 euro, per aver dichiarato di aver stabilito la propria residenza in Italia ma, di fatto, aver continuato a vivere tranquillamente nel proprio Paese d’origine, confidando nel fatto di non essere sottoposti a controlli. L’escamotage fraudolento posto in essere  è sempre lo stesso: una volta raggiunto il limite d’età previsto (65 anni e 7 mesi dal 1° gennaio 2016 ) ed aver fissato la propria residenza nel territorio italiano, si presenta la domanda per la pensione sociale, con la richiesta di accredito in conto ed il gioco è fatto: d’ora in avanti, nell’errato convincimento che il diritto è definitivamente acquisito, gli illeciti percettori si allontanano dal territorio dello Stato senza effettuare alcuna segnalazione agli organi competenti, per continuare a vivere, magari in modo più agiato, nel Paese di provenienza. In un caso il soggetto controllato con sorriso ironico ha affermato di venire a fare le vacanze in Italia e di sfruttare l’opportunità di beneficiare dell’assegno. Adesso l’INPS provvederà al recupero di quanto illecitamente percepito dai “furbetti”, valutando, in alcuni casi, se continuare ad erogare l’assegno sociale.

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