Falcone, ventiquattro anni dopo

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Articolo pubblicato il 23/05/2016 alle ore 16:52.
Falcone, ventiquattro anni dopo 3
Falcone, ventiquattro anni dopo 3

Sono quasi le cinque del pomeriggio del 23 maggio 1992. Come d'abitudine, il magistrato Giovanni Falcone, che lavora a Roma, sta tornando nella “sua” Sicilia per il finesettimana. Il suo è un nome estremamente noto per le lotte contro la mafia. È già finito una volta nel mirino di un attentato, fortunatamente fallito. Ma quel secondo attentato, purtroppo, va a segno. Una tonnellata di tritolo nascosta sotto l’autostrada, nei pressi dell’uscita per Capaci, vicino a Palermo, esplode. La prima auto della scorta viene investita in pieno dall’esplosione. La seconda auto del corteo, guidata proprio dal giudice con la moglie Francesca Morvillo a fianco, va a schiantarsi contro il muro di detriti. Falcone morirà poco più di un’ora dopo l’attentato. La moglie resisterà ancora per poche ore. Gli agenti della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo, a bordo della prima auto, muoiono sul colpo.

A distanza di 24 anni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda Falcone, diventato uno dei simboli della lotta alla mafia insieme al collega e amico Paolo Borsellino, a sua volta vittima di un attentato meno di due mesi più tardi: «Un assassinio, a un tempo, che ha segnato la morte di valorosi servitori dello Stato, e l'avvio di una riscossa morale, l'apertura di un nuovo orizzonte di impegno grazie a ciò che si è mosso nel Paese a partire da Palermo e dalla Sicilia, grazie alla risposta di uomini delle istituzioni, grazie al protagonismo di associazioni, di giovani, di appassionati educatori e testimoni. Desidero esprimere la mia vicinanza e la mia gratitudine a chi non si è mai scoraggiato nella battaglia contro le mafie, contro l'illegalità e contro la corruzione, a chi lo ha fatto a costo di sacrificio personale e a chi ha compreso il valore della cultura della legalità, che vive anzitutto nell'agire quotidiano».

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