Confesercenti: "eliminate le mele marce della movida"

L'associazione difende i bar e propone una serie di rimedi

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Articolo pubblicato il 01/07/2016 alle ore 12:16.
Confesercenti: "eliminate le mele marce della movida" 3
Pattuglia dei Vigili Urbani in piazza Cavour

Ora i vigili avranno a disposizione spray al peperoncino e taser... ma intanto il tema "Movida" e task force per bastonare chi beve troppo e si comporta male, con controlli nei bar del centro storico. Confesercenti non ci sta alla sottitentesa criminalizzazione degli esercizi commerciali e offre la propria ricetta in un ampio comunicato che pubblichiamo integralmente e che ha diversi spunti di riflessione che possone essere utili. Prima di tutto la richiesta di "fare pulizia" di alcuni personaggi che sono poi i veri autori del degrado notturno.

Task force per mettere fine al traffico illegale di alcolici ed ai fracassoni di professione. Come arginare la mala movida? Stroncare l’abuso di consumo di bevande alcooliche facendo pagare le multe ai venditori abusivi o agli operatori dei locali scorretti: nei pubblici esercizi un superalcolico o un cocktail costa tra i 4€ ed i 7€, in negozio con 7€ si compra la bottiglia intera. Nel mirino di Confesercenti Vercelli è chiaro l'obiettivo da perseguire per trasformare in una opportunità quello che fino ad oggi è considerato un grave problema: il divertimento notturno.

Germana Fiorentino, direttore di Confesercenti Vercelli, e Antonio Gobbato, Presidente FIEPET- Federazione Italiana Esercizi Pubblici e Turistici - spiegano: “Non comprendiamo l'interesse di alcuni comitati, delle forze dell’ordine e dell’amministrazione a criminalizzare ingiustamente locali e bar del centro storico, ed in genere i pubblici esercizi, gli unici che rispettano le regole e che rappresentano un vero baluardo a difesa della legalità, del decoro, del consumo consapevole e responsabile. La nostra città si trasforma ogni fine settimana in una kasbah inaccettabile, vittima di consumatori che dopo essersi approvvigionati di alcool nei market ad un costo molto accessibile, percorrono indisturbati strade e vicoli consumando fiumi di alcoolici fuori da ogni controllo. E' questo traffico indegno che va stroncato, se vogliamo risolvere il problema alla radice, magari realizzando finalmente una volta per tutte una task force di coordinamento tra tutte le forze dell'ordine e gli addetti ai lavori, per individuare e punire i veri responsabili degli scempi cittadini, urina, vomito e disturbo della quiete pubblica”. Prosegue
Gobbato: “Dobbiamo riscoprire il significato positivo della parola di origine spagnola: “movida” significa semplicemente intensa, divertente e vivace vita notturna, propria delle città spagnole e non solo, che su questo fenomeno di aggregrazione hanno costruito negli anni un vero e proprio business turistico. Perchè da noi non può accadere lo stesso?” si domanda Gobbato, che respinge al mittente ogni ipotesi di trasferimento del divertimento fuori dal centro: “Non capisco chi abbia interesse a spostare il divertimento altrove, penalizzando gravemente l'intero centro storico e aumentando proporzionalmente i rischi di violenza, microcriminalità e insicurezza. Una proposta francamente irricevibile”.
 

Il Direttore Fiorentino lancia una contro proposta: “Facciamo un esperimento: proviamo prima a togliere tutto il marcio che oggi prolifera per le vie e le piazze del centro, sbandati, spacciatori, abusivi e poi vediamo se la movida è un fenomeno negativo oppure no. Ci sono molte vie dove non ci sono attività di pubblico esercizio, eppure ogni volta è devastazione con bottiglie e degrado senza fine. Perchè il problema non sono i locali, come qualcuno vorrebbe o ha interesse a far credere, ma una cultura di educazione al bere consapevole che non si raggiunge attraverso la repressione ma solo attraverso la consapevolezza di tutti che i nostri ragazzi hanno bisogno di aiuto e di essere accompagnati nella conoscenza dei pericoli dell’alcool fin da fanciulli. Se pensiamo che i dati Istat dicono che l’età in cui si inizia a bere è scesa a 11 anni, ci rendiamo conto che famiglia, scuola ed istituzioni hanno un importante ruolo da svolgere per recuperare un’educazione che porti tutti alla consapevolezza del vivere condividendo, senza dover dimostrare nulla a nessuno, tanto meno a se stessi. “

 

 

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