Caccia in Piemonte, record di specie nel mirino

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Articolo pubblicato il 02/09/2016 alle ore 12:23.
Caccia in Piemonte, record di specie nel mirino 3
Caccia in Piemonte, record di specie nel mirino 3
Caccia in Piemonte, record di specie nel mirino 6
Caccia in Piemonte, record di specie nel mirino 6

Comincia domani, sabato 3 settembre 2016 la stagione di caccia in Piemonte. Nei prossimi giorni si potranno cacciare tortora, cornacchia nera, cornacchia grigia, gazza, ghiandaia nei termini disposti dal calenario venatorio approvato dalla Regione Piemonte e che alleghiamo per beneficio di chi pratica la caccia e dove sono riportati tutti i periodi con relative speci cacciabili. In occasione di questa nuova stagione di caccia Lac Piemonte e Pro Natura segnalano però che mai nella storia, in Piemonte, è stata autorizzato l'abbattimento di ben 39 specie, tra cui molti animali in decremento demografico e addirittura a rischio d'estinzione.

Ecco il passaggio conclusivo del comunicato ambientalista, che alleghiamo integralmente per documentazioneL’approvazione con legge del divieto di caccia per pernice bianca, lepre variabile, allodola, avvenuto lo scorso anno, è l’unico fatto positivo in una gestione regionale dell’attività venatoria lontana dalle sensibilità della popolazione, indifferente verso le regole democratiche e rivolta ad accontentare le richieste dei cacciatori.
Caccia agli ungulati aperta tutto l’anno, preaperture a settembre, 39 specie cacciabili (cornacchia nera, gazza, ghiandaia, lepre, minilepre, coniglio selvatico, pernice rossa, starna, fagiano, quaglia, tortora, germano reale, gallinella d’acqua, alzavola, fischione, canapiglia, mestolone, codone, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, marzaiola, beccaccia, beccaccino, colombaccio, tordo sassello, tordo bottaccio, cesena, volpe, coturnice, fagiano di monte, capriolo, camoscio, cervo, daino, muflone, cinghiale) caratterizzano le scelte in campo venatorio di questa amministrazione di centrosinistra.
Le specie cacciabili in Piemonte erano 35 nel 1979, solo 16 nel 1988 e da allora non hanno fatto altro che aumentare fino alle 39 di oggi. Il risultato di questa politica è la distruzione di ciò che resta del patrimonio faunistico piemontese.

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