ANNI OTTANTA: i Capodanni con l'8, i militari di stanza a Vercelli e "I like Chopin" sullo stereo

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Articolo pubblicato il 08/01/2017 alle ore 13:29.
ANNI OTTANTA: i Capodanni con l'8, i militari di stanza a Vercelli e "I like Chopin" sullo stereo 4
ANNI OTTANTA: i Capodanni con l'8, i militari di stanza a Vercelli e "I like Chopin" sullo stereo 4
Cosa c’è di più bello che iniziare il nuovo anno con i ricordi di noi, «i ragazzi degli anni 80»? Come non riandare con la mente non tornare ai risvegli dopo la notte di capodanno di quel fantastico decennio. Ricordo una città semi deserta fino a dopo pranzo, per le strade si vedevano i resti dei vari botti, esplosi e non. Se ti svegliavi presto, era bello passeggiare in quello scenario, c’era curiosità di vedere chi era il primo amico già alzato, e per farlo, dovevi uscire, muoverti,e raggiungere il punto di ritrovo della compagnia. In quegli anni non avevamo la tecnologia di oggi... eravamo poco virtuali... e ci piaceva anche muoverci... del resto c’era ancora solo il telefono fisso in casa, quello con la rotellona e i numeri sulla circonferenza, quel telefono che se ci passavi troppo tempo a tenerlo occupato, i genitori gli mettevano il lucchettino, così per telefonare dovevi sempre chiedere il permesso oppure... andare alla più vicina cabina pubblica quelle con file lunghe e interminabili di militari delle  caserme cittadine che le usavano per chiamare i propri cari in ogni città dello stivale. Ricordo quanto era bello socializzare con quei ragazzi che arrivavano forestieri, scambiare le proprie usanze, i propri racconti e diventare poi magari amici di lettera, sembrerà strano... ma ci si scriveva e ci si teneva in contatto, qualche volta si andava persino a trovarli nelle loro città. I primi giorni del nuovo anno, per chi andava a scuola, erano una corsa contro il tempo per finire i compiti delle vacanze, mentre veniva già un po’ di tristezza, perché il rientro in classe si faceva sempre più imminente. A proposito di scuola... erano quelli gli anni degli scioperi, spesso anche solo perché la caldaia della scuola andava in blocco di notte e le aule erano fredde... A volte per qualcosa di più serio, ricordo lo sciopero con corteo a favore della legge per l’aborto in occasione del referendum nel 1981, oppure la manifestazione sotto la neve contro la guerra del Golfo appena scoppiata (ma qui negli anni Novanta). 
Per quanto riguarda la musica di quegli anni c’è una canzone che nel 1983 ci siamo portati avanti come hit anche nell’inverno fino ai primi mesi del 1984 è «I like Chopin» contenuta nella colonna sonora del primo cine panettone «Vacanze di natale» di «Gazebo», alias Paul Mazzolini, cantante, musicista, arrangiatore e produttore discografico italiano, affermatosi negli nel così detto filone della “Italo disco”.
Nato in Libano, è figlio di un diplomatico friulano e di una cantante statunitense. Pare che abbia imparato a suonare la chitarra all'età di 10 anni per farsi notare da una bambina tedesca di nome Sabine, sua compagna di classe presso una scuola internazionale di Copenaghen.
Mazzolini inizia la carriera cimentandosi in vari generi musicali, tra cui jazz, rocke punk rock; a seguito dell'incontro con Paul Micioni viene prodotto il singolo «Masterpiece», che fu brano di grande successo nel 1982. Pubblicato inizialmente dall'etichetta indipendente «Best Record», venne in seguito ristampato dalla «Baby Records» di Freddy Naggiar, che permette al brano di raggiungere gli importanti traguardi che ancora oggi ne caratterizzano il percorso. Nell'estate del 1983 ancora sotto la guida di Naggiar, Gazebo pubblica proprio con la «Baby Records» il singolo «I Like Chopin»; il brano rimane in testa alle classifiche europee per settimane e diventerà il maggior successo di Gazebo. Il passo successivo è la pubblicazione dell'album d'esordio omonimo, dal quale verranno estratti i due singoli «Lunatic» (tra le prime 20 posizioni nelle classifiche di molti Paesi europei) «Love in your eyes». Nello stesso anno Gazebo scrive il testo di «Dolce vita», destinato a diventare il più grande successo discografico nella carriera di Ryan Paris. L'album del 1984, «Telephone Mama», non incontra grande favore e, dopo «Univision», terzo album, il cantante diventa produttore ed arrangiatore.

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