A Parigi un gioiello vercellese

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Articolo pubblicato il 14/04/2016 alle ore 14:42.
A Parigi un gioiello vercellese 2
Il cofanetto del museo Leone (a sinistra) esposto a Parigi accanto al più famoso "fratello maggiore"

Per la serie intelligtenze e tesori cittadini un'altra buona notizia. Il Museo Leone in trasferta a Parigi per una prestigiosa mostra. Infatti il museo del nostro territorio ha prestato il suo prezioso Cofanetto in smalti del XIII secolo, gioiello medievale dell’oreficeria limosina, tra i più preziosi manufatti delle collezioni di Camillo Leone alla mostra “Les émaux de Limoges à décor profane. Autour des collections du cardinal Guala Bicchieri” che si tiene dal 12 aprile al 29 agosto a Parigi presso il Musée de Cluny – Musée National du Moyen Âge. La mostra, che celebra l’oreficeria di Limoges nel contesto del medioevo europeo e la figura del Cardinale vercellese Guala Bicchieri, fondatore dell’abbazia di Sant’Andrea e legato pontificio in Inghilterra, attivo nella promulgazione della celebre Magna Charta, raccoglie anche altri oggetti e reperti provenienti da grandi Musei europei tra cui non manca il parigino Musée du Louvre.

Ecco alcune note storiche sull'oggetto diffiuse dallo staff museale: "Per l’occasione il cofanetto del Museo Leone si trova fianco a fianco con il suo “fratello maggiore”, il celebre cofano appartenente al tesoro del cardinale Guala Bicchieri ritrovata all’inizio dell’Ottocento da Carlo Emanuele Mella durante i lavori di restauro del S. Andrea e oggi custodito al Museo Civico d’Arte Antica di Torino. Il cofanetto del Museo Leone, anch’esso probabilmente appartenuto a Guala Bicchieri, restaurato da Sante Guido di Roma alla fine degli anni Novanta grazie alla generosità del Rotary club S. Andrea di Vercelli, è oggi tra i pezzi più ammirati di Palazzo Langosco. Il notaio Leone lo aveva acquistato nel 1883 dall’antiquario milanese Emanuele Subert, dopo una trattativa estenuante dovuta ad un prezzo quasi inarrivabile anche per un facoltoso personaggio quale lui era. Tuttavia, il perché di un acquisto tanto oneroso resta un mistero. Il pregio dell’oggetto è innegabile ma forse ad attirare Leone fu proprio l’impressione che il cofanetto potesse appartenere al tesoro del cardinale Bicchieri, vista la somiglianza con la cassetta ornata da medaglioni smaltati ora custodita a Torino".

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